Vincino

Sebbene ognuno con le proprie sfumature – che in qualche caso demarcano posizioni anche molto distanti tra loro – tutti i personaggi intervenuti sinora su Candido sono comunque collocabili nel panorama eterogeneo e vasto della cultura di destra. Il leggendario autore satirico siciliano Vincenzo Gallo in arte Vincino (il Foglio, il Corsera, il Male) invece – pur disegnando da anni sul quotidiano indicato da molti come la voce più autorevole e raffinata del giornalismo filoberlusconiano – si sente male anche solo all’idea di poter essere etichettato come vignettista di destra.

Puoi spiegarcela un po’ questa contraddizione? Si riesce a far satira su un quotidiano di destra pur non essendo affatto di destra?

Non penso affatto che il Foglio sia un quotidiano di destra. Io lo definirei piuttosto un giornale “filosofico” sul quale trovano spazio firme non collocabili né a destra né altrove. Io personalmente mi trovo benissimo. Direi persino meglio di come mi trovavo nei giornali che dirigevo io. Con Ferrara il rapporto è splendido, non mi ha mai censurato nulla e pur non essendo d’accordo con lui su molte cose, per quello che riguarda la satira e il giornalismo siamo in assoluta sintonia. Eppoi io e Giuliano ci piacciamo soprattutto quando non siamo d’accordo! Poi su questa faccenda della destra e della sinistra posso dirvi davvero come la vedo?

Devi… 

Ebbene, penso che sia un’argomentazione oziosa. Al punto che ogni volta che se ne parla si è costretti a fare riferimento al secolo scorso. In un certo senso è un po’ come quando iniziai a studiare all’università e sentivo parlare di crociani e non crociani: io non ci capivo niente perché erano chiacchiere fuori tempo. Oggi viviamo una situazione simile: siamo nel pieno di un cambiamento epocale rispetto al quale l’Italia e l’Europa sono davvero molto indietro.

E in questa nuova dimensione verso la quale siamo proiettati c’è ancora spazio per la satira? 

Assolutamente sì! La satira è lo strumento con il quale puoi fare la Tac a tutto quello che abbiamo attorno. Fino a quando ci sarà il mondo la satirà funzionerà sempre e avrà sempre un suo ruolo importante. A patto però che sia buona satira, quella che ti aiuta a capire, a conoscere e ad individuare la verità. Questo è un discorso che noi che viviamo di satira sappiamo a memoria: il nostro problema non è riuscire a far ridere la gente, ma mettere le mani dentro le cose. Soprattutto in una fase come questa, direi che la satira può essere un ottimo strumento per scoprire un mondo nuovo, ancora tutto da raccontare.

Che la missione di noi autori satirici si fondi principalmente sulla ricerca ostinata della verità voi dovreste saperlo bene, vista la storia e le vicende personali del fondatore del vostro giornale.

Ti riferisci a Giovannino Guareschi e alla sua famosa condanna…

E a chi altro sennò? A colui che finì in carcere proprio per aver voluto raccontare con la sua matita istintiva e meravigliosa due grandi verità. Avrebbe potuto starsene sereno a scrivere i racconti di Peppone e Don Camillo e invece scelse coraggiosamente di continuare a rompere le scatole ai potenti, raccontando storie scomode.

Verissimo, sottoscriviamo in pieno!

Tornando invece al presente, come si trova Vincino alle prese col renzismo? è vero, come vuole la vulgata dominante, che l’attuale premier somigli così maledettamente al Cav? 

Per niente, si tratta di una sciocca banalità: i due sono molto diversi in termini di cultura politica. è vero che entrambi quando sono venuti fuori avevano la stessa connotazione di verità e modernità, ma le similitudini si esauriscono qui. Berlusconi nel ‘94 portava con sé una forte carica rivoluzionaria, ma poi non riuscì a fare praticamente niente. Renzi invece mi sembra uno all’altezza, quantomeno in questa fase. Staremo a vedere…

Alquanto fiducioso dunque…

Nella vita sono sempre stato un ottimista. Soprattutto nei confronti dei giovani. Che ci volete fare?

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