Stenio Solinas

Difficile per il giornalista e scrittore Stenio Solinas (che alla fine degli anni Settanta, fece partire, sull’eco delle posizioni di Alain de Benoist, il dibattito sulla “Nuova Destra” in Italia) parlare ancora di Destra, difficile perché:

Innanzitutto bisognerebbe mettersi d’accordo sui termini, altrimenti è una lotta di etichette che non porta a nulla. In secondo luogo perché parlare di Destra vorrebbe anche dire parlare di politiche nazionali che oggi non è più possibile fare, dalle scelte economiche alla possibilità di svalutare la moneta.

L’Italia – dice ancora Solinas al Candido – non ha mai avuto una tradizione di Destra, come l’hanno avuta, ad esempio, la Francia o l’Inghilterra. Da noi la Destra è stato prima il Fascismo, che in qualche maniera è stato allo stesso tempo Destra e Sinistra, e quindi, pur guardando avanti con una certa dignità, il Msi, che però dal Fascismo ereditava tematiche e visioni del mondo. L’unica apparizione della Destra in Italia mi sembra essere il primo Berlusconi, quando si presentò come un rivoluzionario liberale inquadrando la sinistra come forza conservatrice. Per una serie di motivi noti quella rivoluzione non potè farla.

Di quel periodo non resta neanche la nascita di un pensiero e di una cultura di Destra?

No, per due motivi. Primo perché c’era l’idea, sbagliata, che per governare bastasse vincere le elezioni, mentre il governo è una cosa complessa che riguarda anche la cultura di una nazione. Secondo perché, se possiamo chiamarla così, l’ideologia berlusconiana è sempre stata un’ideologia light, in cui l’intellettuale veniva descritto come una figura barbosa e si promuoveva l’antimpegno. Sì, c’è stata molta politica dell’apparire, forse anche televisiva. La cultura è rimasta fuori dal berlusconismo, e da quella che doveva essere una cultura liberale.

Tornando al presente…

Berlusconi ci ha abituato a impensabili colpi di coda, e non mi sento di escludere che sia in grado di vincere delle elezioni.

Certo, questo non cancella l’interrogativo sul futuro della Destra, ma, ripeto, anche queste antiche distinzioni hanno poco senso in un’Europa che ha cancellato il potere degli Stati.

Grillo incarna caratteri di Destra?

Probabilmente tra gli elettori ci sono elettori di destra delusi, ma credo che la maggior parte sia un’elettorato di sinistra, e ancor di più un’elettorato che vota Grillo a prescindere da quello che dice. è l’elettorato del mandiamoli-tutti-a-casa.

 Tra i nomi nuovi nessuno ti convince?

Salvini, Fitto, Meloni, hanno comunque una localizzazione regionale, e per quanto riguarda la Lega non mi sembra che abbia né i numeri né il radicamento sul territorio che ebbe nella sua epoca d’oro. E, a dirla tutta, non credo che agli italiani piaccia la minestra riscaldata, i nomi che si fanno non sono nomi nuovi, ma riproposizioni di qualcosa di già visto.

Credo che sia impossibile per chiunque riuscire a fare quello che fece Berlusconi alla sua discesa in campo, cioè compattare un’elettorato italiano, in funzione anticomunista. Oggi, invece, mi sembra siamo di fronte a una sorta di marmellata in cui tutti si definiscono liberali, e dove invece sono tutti statalisti e assistenzialisti. Ma è una questione di cultura, l’Italia è da sempre corporativista, assistenziale, ci sono gruppi di interesse che lavorano in senso conservativo, dove la conservazione diventa un fenomeno di sinistra. E molto spesso la rivoluzione liberale diventa la foglia di fico dove invece si nascondono interessi radicati. In più, come ho già detto, le politiche nazionali appaiono svuotate di potere e di senso, e sembra quasi che l’unica cosa rimasta da fare sia mettere tasse su tasse. All’Italia piace stare attaccata alla mammella dello Stato.

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