Pietrangelo Buttafuoco

Nel momento in cui si fa un gran parlare del futuro del centrodestra, noi vorremmo interrogarci anche sul futuro della destra tout-court, in un momento dove la destra sembra essere fortissima. Le ultime elezioni non hanno fatto altro che confermarlo: i protagonisti sulla scena erano quasi tutti di destra. La destra di Grillo, che pur berlinguerando è corso immediatamente da Farage. La destra di Salvini che fa il paio con Marine Le Pen. La destra di Renzi, l’uomo forte che svecchia il vecchio sistema di potere borghese, il leader osannato dai bambini delle scuole. L’unico “moderato” continua a essere Berlusconi, che, infatti, ha appena dato l’ordine di liberarsi di questo termine, “moderato”, che, nell’era del ’68 della destra, sembra parecchio superato. E se c’è qualcuno che, da tempo, parla di ’68 della destra, è Pietrangelo Buttafuoco, anima critica e conflittuale della destra, che non poteva mancare in questo ritorno de Il Candido.

E quindi Pietrangelo?

E quindi la storia del centrodestra mi sembra segnata. La materia italiana non è materia di sinistra, e la storia del centrodestra, esaltato da Silvio Berlusconi, è naturalmente passata in Matteo Renzi, che ne è l’ideale prosecutore, e che è bravissimo nella doppia furbata di fare credere al centrodestra di non essere di sinistra, e di fare credere alla sinistra di essere dei loro. Mentre Matteo Renzi, come ogni uomo di destra, è solo di Matteo Renzi.

Tutto inutile, dunque, il dibattito interno al centrodestra?

I giochi mi sembrano fatti. Renzi al potere per almeno un decennio, e Berlusconi che con Renzi farà le riforme. Di sicuro non c’è nessuno, dei nomi che si stanno facendo – Fitto, Toti, Cattaneo, Meloni – che possa sostituire il Cavaliere, che, come ho detto è stato già sostituito, mi pare con la sua benedizione, da Berlusconi. L’unico aglio per il vampiro Renzi è Matteo Salvini, finalmente un ritorno della destra senza il centrodestra. Un filo di barba, una felpa, e un linguaggio meraviglioso, duro, scorbutico, essenziale, totalmente agli antipodi del linguaggio renziano, che è invece il linguaggio medio della attuale cultura politica.

La sinistra, oramai rappresentata soltanto da Alfano, non ha fatto presa sull’elettorato, tanto che l’ex delfino, pare, voglia tornare sotto l’ala protettrice di Berlusconi, che però sa che la sinistra oramai non si porta più e Alfano rappresenta quella corrente extraparlamentare, con ambizioni di lotta e di governo, che oramai non corrisponde più al sentire del popolo italiano. Può la corrente più a sinistra dello schieramento renziano (l’Ncd di Alfano) appoggiare dal centro la nuova destra Berlusconiana?

Le anime di queste destre sono destinate a non incontrarsi mai. Non ci sono direttive, non si è creata una casa comune, mi sembra uno sforzo inutile.

Anche l’oramai celeberrima “presenza sul territorio” di Raffaele Fitto sembra un residuato archeologico del comunismo, in cui il rapporto con la base, con le sezioni, le mani strette, facevano parte dell’idea di politica “fra la gente”, mentre il nuovo leader deve scendere dall’alto, come Renzi, deve essere pura “immagine”, quasi disincarnato. In questo Buttafuoco sembra avere le idee chiare, e alle preferenze di Fitto oppone il poderoso sei per cento di Salvini.

La destra di Salvini è la destra che sta fra la gente con un linguaggio di rottura.

E aggiungeremmo, non con le vecchie fanfaronate democristiane. Se l’analisi di Buttafuoco è esatta, il ’68 del centrodestra è destinato a infrangersi con colui che lo supera sempre di almeno un punto, contro il ’69 di Silvio Berlusconi.

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