Massimo Fini

Ormai è ufficiale: Salvini appare deciso ad andare oltre la Lega e in un’intervista rilasciata qualche giorno fa al nostro Francesco Borgonovo  - pubblicata dal quotidiano Libero -  rompe gli indugi dicendosi pronto a prendersi l’intero centrodestra. Per farlo prova a reclutare gli intellettuali eretici del nostro Paese. Ne parliamo con Massimo Fini, chiamato in causa direttamente.

Allora, caro Massimo, il leader del Carroccio ha citato espressamente te e Pietrangelo Buttafuoco. Quest’ultimo ci sembra che guardi con interesse all’operazione, e tu? Sei pronto per la crociata?   

Certo che no. Se la crociata di Salvini è la scalata del centrodestra la mia risposta non può che essere negativa. Questo per il semplice fatto che io non sono né di destra né di sinistra.

Da almeno vent’anni scrivo che quest’ultime sono categorie vecchie di due secoli e mezzo, ormai del tutto incapaci di interpretare le esigenze dell’uomo contemporaneo. Esigenze che – al contrario di quanto si pensa – non sono affatto economiche bensì esistenziali. Insomma, come vedi io sono decisamente su un altro piano.     

Eppure anche Salvini sostiene di voler andare oltre la destra e la sinistra. Può farcela o ha ancora i piedi ben piantati dentro le logiche del bipolarismo?       

In effetti qualche potenzialità in questo senso potrebbe averla dato che nella storia del suo partito c’è questo tentativo di affrancarsi dalle vecchie collocazioni politiche. La Lega di Bossi non era né di destra né di sinistra, ma faceva un discorso di fondo che era quello dell’identità territoriale. Poi è finita come sappiamo e credo che ora sia piuttosto difficile riuscire a recuperare quello spirito delle origini. Staremo a vedere. Per adesso mi pare solo un’ipotesi.

Allargando lo sguardo, cosa ne pensi invece del Pd renziano che a quelle categorie superate continua a restare ancorato presentandosi come l’architrave della nuova sinistra?     

Penso semplicemente che non abbia più nulla a che fare con l’appartenenza che dice di avere. Ma questo per la verità risale a ben prima di Renzi, perché nel momento in cui la sinistra abbraccia il libero mercato ha finito di essere sinistra.   

È semplicemente un gioco delle parti quindi? 

Esattamente. Sebbene i loro protagonisti continuino a tenerle artificialmente in vita, destra e sinistra non esistono più e infatti sono tranquillamente interscambiabili: Matteo Renzi conduce una politica del tutto personalistica esattamente come faceva prima Berlusconi. Si tratta di una politica che non è più giudicabile nemmeno secondo le vecchie categorie. Una politica che non è più nulla.

Una sorta di superamento “all’insaputa” della destra e della sinistra? 

Sì. Per manifesta mancanza di materiale umano, direi.

Di fatto l’unico schierato con consapevolezza al di là della destra e della sinistra resta Grillo.

Seppure con molti difetti, e modi un po’ confusionari, il suo Movimento mi sembra l’unico tentativo reale per provare a scalzare un sistema incancrenito da almeno trent’anni. Ma anche per provare a mettere in discussione un modello di sviluppo, quello occidentale, che sta implodendo su sé stesso.

Buoni propositi, ma molti difetti e anche parecchie contraddizioni: si può essere schierati contro le multinazionali e la globalizzazione eppoi al contempo fare gli apologhi dell’ipertecnologia?

Certo che no. E infatti questa è una delle cose che da Beppe mi separa.

Lui avendo fatto un altro mestiere per tanti anni non sa che la tecnologia nel momento in cui risolve un problema ne apre altri dieci. è uno dei limiti del Movimento: non avendo un impianto teorico solido i grillini si affidano alle intuizioni di Grillo che spesso sono giuste, ma qualche volta risultano vere e proprie contraddizioni in termini.

Come la concezione quasi fideistica della rete?

Sì, ma attenzione. è probabile che per il M5S il web sia solo uno strumento tattico e non un fine. Se così fosse, visti i sorprendenti risultati ottenuti, chapeau! 

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