Marco Iacona

Ricercatore, saggista, giornalista e profondo conoscitore della cultura di destra, Marco Iacona è anche autore di uno dei migliori libri in circolazione su Julius Evola: Il maestro della tradizione (Controcorrente 2008). Non è casuale dunque se apriamo questa intervista proprio con un riferimento al grande filosofo romano.

Quasi settant’anni fa Evola indicava in un libro alcuni punti di riferimento utili per “restare in piedi tra le rovine”. A giudicare da come è ridotta la destra nel nostro Paese la sensazione è che, nel frattempo, i crolli abbiano investito in pieno anche l’ambiente politico cui il maestro si rivolgeva. Oggi, all’“uomo differenziato” di destra costretto a muoversi nelle macerie persino dentro casa propria, Evola che “orientamenti” darebbe?

Sicuri che gli uomini di destra siano davvero “differenziati”? Pensarci come gli altri sarebbe già un buon inizio. Quando sento parlare di valori mi vien voglia di mettere mano alla pistola. Per anni abbiamo creduto di essere diversi, la responsabilità è di chi soffiava sul fuoco dell’Italia cosiddetta migliore. Una forza politica costruisce pragmaticamente sul campo le proprie opzioni. Scomodare chi abita ai piani “superiori” è sempre stato vezzo di chi in fondo non aveva molto da spendere. Come forza sociale – nel mondo del lavoro e nell’amministrazione della “casa” – la destra è pressoché ininfluente se si prescinde da un insopportabile autoritarismo. Cosa direbbe Evola? Quello che ha sempre detto suppongo. Di prepararsi alla fine del “ciclo”, di non cadere nella trappola delle contaminazioni, di inserirsi tatticamente nel gioco politico. Non un granché.

Ogni volta che si parla di crisi della destra fatalmente spunta il nome di Gianfranco Fini. Molti lo ritengono tra i maggiori responsabili della debacle e – a leggere i recenti tweet da Mirabello in cui l’ex presidente di An ammette tutti gli errori fatti – verrebbe da credere che tra quei molti ci sia anche lui.

Tu che idea ti sei fatto? E come giudichi questa tardiva ammissione di colpa? Un nobile Seppuku o un goffo tentativo di ritrovare una qualche agibilità politica?

Di Seppuku a destra se ne sono visti pochi. In politica i Gioachino Rossini che credono di aver fatto il loro tempo non si incontrano tutti i giorni. Fini si è mosso tra la sindrome del comandante senza truppa e quella dell’utile idiota. Guida perfetta di una destra che non ha mai capito cosa fosse. Andava in tivù a litigare con Luciano Lama, irriverente, tagliente come il maestro di Salsomaggiore: non era Adriano Romualdi né Andrea Emo ma chissà perché faceva pensare a loro. Dopo la discesa in campo del Cavaliere la destra è diventata potere e il potere lo ha gestito come tutti. Con le donnine e i frigoriferi pieni. Il problema è che non ha lasciato traccia positiva. La destra fuoco, fiamma e stivale infangato non s’è mai vista: è rimasta ai margini di una società liquida che ha miscelato qualunque beveraggio. Anche quello puzzolente. Fini può dunque rigiocarsi le sue carte, nuove o vecchie che siano, finché morte non ci separi.

L’unico che sguazza nel vuoto politico che s’è creato alla destra del Cav è Salvini: Il leader del Carroccio continua a saccheggiare tutte le tradizionali parole d’ordine della destra radicale e sembra che elettoralmente la cosa paghi. Quanto può durare? E soprattutto ci credi a questa conversione “nazionalista” o Salvini è rimasto padano dentro?

D’Annunzio, sicuro di sé, si spostava da un luogo all’altro della politica. L’ex governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, costruiva alleanze con chi voleva. Le etichette in politica servono ad alimentare insoddisfazioni facebookiane. Salvini fa quello che deve fare; tra i giovani c’è chi lo considera un leader spregiudicato. Durerà fino a quando riuscirà a cavalcare paura e malcontento, temi legati all’immigrazione e alla sicurezza. A me piaceva soprattutto la vecchia Lega: quella della questione settentrionale. Tra le poche cose serie di questo Paese. Il sud è e resta parassitario, chi lo dirà adesso?

Parli di Salvini e non puoi non pensare all’allarme migranti: stavolta sembra davvero un’invasione epocale. Germania, Austria e Olanda sospendono Schengen. Noi cosa dovremmo fare?

È naturalmente un’invasione epocale e se non verrà controllata alla fonte porterà l’Europa sull’orlo del baratro.

Di risorse come dice Laura Boldrini ne vedo poche, più che altro minacce per i ceti meno abbienti che avranno poche tutele e subiranno la “concorrenza” dei disperati. Questione complicatissima: siamo un Paese cattolico dunque c’è chi urla “pietà!”. Spira un vento di autentica ipocrisia. Quelli cattolici sono “valori” da spendere in politica e devono creare consenso.

In linea generale, possiamo solo contare sul sostegno dell’Europa. Se continueranno le partenze, unica soluzione sarà quella di accordi “interni”.

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