Marcello De Angelis

Nella nostra affannosa ricerca di qualcuno che si decida a pronunciare di nuovo “qualcosa di destra” incontriamo il poliedrico Marcello de Angelis: giornalista, scrittore, cantautore e storico leader dei 270 bis (la band culto della musica alternativa degli anni ’80-’90), nonché ex senatore di Alleanza Nazionale e del Popolo della Libertà.

La tua biografia parla chiaro: sicuramente sei tra quelli che possono vantare un ruolo da protagonista sia nei vari partiti e organismi politici della destra, sia all’interno dell’universo culturale ad essa riconducibile. Dunque chi meglio di te può aiutarci a dirimere un dubbio: questa benedetta idiosincrasia – di cui spesso si parla – tra politici di destra e coloro che dovrebbero essere i loro intellettuali di riferimento, esiste sul serio o si tratta di una leggenda metropolitana?

Il termine “intellettuale” – almeno nell’accezione che si è meritato in Italia – non mi piace affatto. Gli intellettuali di destra – ammesso che ci siano – hanno meritata fama di individualismo, autoreferenzialità e non sono esempi di grande coraggio. I politici (politicanti) che negli ultimi venti anni hanno rappresentato la Destra questo lo sanno bene e non stupisce che estendano il disprezzo delle persone alla loro attività in senso lato. A un aspirante leader – e nella Destra italiana quasi tutti si ritengono tali – gli “operatori culturali” servono solo di contorno e nemmeno troppo saporito, perché potrebbero fargli occasionalmente ombra. Per converso i sedicenti intellettuali si sono sempre attaccati alle giacchette dei politici per avere posti, nomine, contratti e quindi, come dicevamo, non si sono certo imposti come alternativa nobile dei cortigiani… Insomma, se mi date dell’intellettuale vi querelo…

 A creare un feeling con quelli che tu chiami sedicenti intellettuali ci stava provando Salvini che, per costruire un’alternativa robusta al renzismo, aveva lanciato un esplicito appello, tra gli altri, a personaggi come Massimo Fini, Buttafuoco e Veneziani. Il tentativo, per la verità alquanto goffo, è caduto nel vuoto, ma sicuramente dimostra una sensibilità al problema (che alla Destra per anni è mancata). Tu come la vedi?

La vedo come ho detto prima. Quando un aspirante leader chiama a sé gli intellettuali lo fa perché ha bisogno di una cortina fumogena o di un vestitino per gli eventi serali, un abito buono per far vedere che non fa politica solo per gli evidenti fini personali. Un intellettuale vero – come quelli di una tradizione francese che, ahimé, pure lì va verso l’esaurimento – è naturalmente fuori dal coro, fastidioso, non-organico e avversario dei cortigiani. Se non altro per snobismo. Una persona che vive per la cultura è un uomo del dubbio, uno che mette continuamente tutto in discussione. Questo, ovviamente, è diverso per qualcuno che invece vuole vivere – e comodamente – DI cultura… In quel caso si usa il proprio talento per scrivere e dire al meglio quello che vuole il potente di turno. Ma è un altro lavoro, che merita altri aggettivi.

Per un attimo abbiamo visto Salvini e la Meloni insieme con la benedizione del presidente della Lombardia. Poi l’ennesima resurrezione del Cav ad Atreju e la ricreazione è finita. Secondo te Berlusconi ha ancora qualcosa da dire o la ricostruzione della Destra passa per la definitiva rottamazione del Cav e magari per le primarie?

Il programma di Berlusconi è Berlusconi. Non ne concepisce un altro. Nessuno può rottamarlo perché tutti quelli che lo contrastano propongono se stessi come alternativa e non una squadra, un progetto, un programma. E in questo gioco Berlusconi ha più esperienza, più capacità e – sicuramente – più carte nel proprio mazzo: i soldi, le imprese, i favori che ha distribuito, le relazioni internazionali… Cose che non si improvvisano. Sono insensibile al culto della personalità e ho troppo rispetto, invece, per la persona (a cominciare dalla mia) per essere anche solo lontanamente sensibile alle aspirazioni lideristiche di chicchessia. E nella mia non breve frequentazione delle camere e delle anti-camere del potere (che contano più di qualsiasi Camera) ho visto “nudi” tutti i re che vediamo filtrati dalle telecamere, dal trucco e parrucco e dagli spin doctor. Quindi conosco l’umano troppo umano della politica nostrana, che non permette alcun entusiasmo.

Ti porto per mano sulla Rupe Tarpea, cantavi in quello che, per noi, resta il tuo brano più bello. Cosa butteresti giù da quella Rupe dell’esperienza della Destra di governo? E da che cosa invece bisogna ripartire?

Purtroppo non c’è bisogno che io butti alcunché dalla Rupe, perché il darwinismo cannibalistico del politicare lo fa di continuo, in un micidiale gioco al ribasso. In questa selezione naturale sono stato buttato dalla Torre anche io, d’altronde. E per giusta causa.

Ho votato per un anno contro le indicazioni del mio gruppo che sosteneva Monti; ci sta che poi non mi abbiano più voluto tra i piedi. E ho argomentato ogni giorno le mie scelte sul Secolo, di cui ero direttore. Poi, le stesse persone che invece votavano la Fornero e mi accusavano di essere filo-leghista sono diventati anti-montiani al 95mo minuto se non addirittura lepenisti e mi hanno sostituito alla direzione del Secolo con qualcuno più “in linea”… Lo dico senza amarezza, è così che va il mondo. O meglio “quel” mondo. Che sicuramente non è il “mio” mondo. Che invece era quello in cui ci si buttava avanti per prendere una coltellata al posto del compagno e non gli si tirava invece un colpo alla schiena per prenderne il posto. Non so, forse sono un uomo del Novecento e non so stare al passo coi tempi, ma – tornando in ambito culturale – sono cresciuto con l’insegnamento che si combatte il nemico e ci si sacrifica per l’amico. Si combatte per l’Italia, per il popolo e per la nazione dei padri e per lasciare una degna eredità ai figli.

Mio padre diceva che era meglio perdere con onore che vincere con disonore. E guarda caso lo diceva anche Codreanu, che mio padre non sapeva nemmeno chi fosse. Io ho le idee molto chiare. Ho avuto una buona educazione e buoni esempi. Non so truffare ma nemmeno mi lascio truffare. Ripartirei da etica e nazione: una Destra degna e vera può esistere solo entro questi due binari. E non può tollerare la menzogna e l’impostura.

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