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Un esodato al Quirinale

di Francesco Borgonovo

Matteo Renzi ha utilizzato un volo di Stato per arrivare negli Stati Uniti e assistere alla finale degli US Open. Se la giocavano la Pennetta e la Vinci, dunque la vittoria italiana era sicura.
Per recarsi lì, il nostro amato premier ha tirato il pacco alla Fiera del Levante e a un gruppo di lavoratori veronesi. Si dirà: egli è un amante dello sport. In verità, è piuttosto un amante dello spot, e non vede l’ora di farsi pubblicità a spese nostre. Lasciamo perdere il fatto che, facendosi fotografare assieme alle due tenniste italiche in presenza di una gigantesca bandiera tricolore, Renzi non si sia accorto che il vessillo era esibito al contrario (per la serie: facciamo marketing per il Paese senza nemmeno sapere in che verso va mostrata la bandiera).  La storia del Tricolore irrita ma non è fondamentale. E nemmeno la questione economica, cioè i nostri soldi spesi per pagare l’aereo a uno che poteva pagarselo di tasca sua. No, il vero dramma è il ruolo di Sergio Mattarella in tutto ciò.
In teoria, il compito di rappresentare il Paese e l’unità italiana nel mondo spetta al presidente della Repubblica. Ma il povero inquilino del Quirinale è stato tranquillamente snobbato, proprio lui che per far la figura del risparmioso prende pure i mezzi pubblici… Che ci sta a fare il presidente se Renzi gli ruba il poco lavoro che ha? Resta impagliato nel suo maniero a contare i giorni? Facciamo qualcosa. Già Mattarella è grigio di suo, non infieriamo. Va bene che il Paese grazie alla Fornero è pieno di esodati. Ma averne uno anche al Quirinale è troppo.

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