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Tsipras: la sinistra italica delocalizza la vittoria

di Francesco Borgonovo

Alexis Tsipras ha vinto a man bassa le elezioni in Grecia. I più felici di tutti per il risultato sono stati gli esponenti della sinistra italiana, che per riuscire a vincere qualcosa sono stati costretti a delocalizzare. Qui, infatti, non hanno mai vinto un tubo: le uniche volte che sono riusciti a scucire un presidente del Consiglio con le loro insegne, si è sempre trattato di un democristiano, che poi li ha messi all’angolo – esattamente come sta facendo Matteo Renzi, salvo andarli a cercare quando ha bisogno di voti (e infatti Marino, sindaco del Pd, vuole mettere in regola questo mercimonio legalizzando la prostituzione a Roma, in particolare nei dintorni di Montecitorio). Renzi, dal canto suo, non ha esitato a congratularsi con Tsipras. Era così contento della sua elezione che subito gli ha piantato un pugnale nella schiena. Dopo tante belle parole sull’atteggiamento che l’Italia dovrebbe avere in Europa, dopo i proclami sulla fine dell’austerità e il ritorno a una pur minima forma di sovranità da parte dell’Italia, Matteo si è piegato al volere della sua amata Angela Merkel e ha approvato in toto l’atteggiamento di chiusura della Bce con la Grecia. Bravo, così si fa. In verità, non si può dire che il povero Tsipras non fosse stato avvertito. Renzi, quando si sono incontrati, gli ha donato una cravatta. Forse perché portargli direttamente corda e sapone per impiccarsi gli sembrava brutto. Del resto, si è comportato così anche il presidente della Commissione europea Juncker. Quando ha visto Tsipras, gli ha dato un lungo abbraccio. E che diavolo, prima di metterglielo in quel posto, ha voluto fare almeno un po’ di preliminari. Speriamo non abbia esaurito tutta la tenerezza. Perché poi toccherà a noi, e il rapporto potrebbe essere un bel po’ più ruvido. Lo ha detto anche Berlusconi: faremo opposizione a 360 gradi. Intanto, però, siamo a 90, e non è una bella sensazione.

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