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La sinistra flessibile

di Federico Zamboni

Licenziare è di sinistra»: il titolo campeggiava sull’Huffington Post, che del resto ha come direttrice Lucia Annunziata, ex estremista “comunista” e ora nel comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia (che a onta del nome “Aspen” non è un’associazione di amanti delle Montagne Rocciose).

Il virgolettato è la sintesi di quanto ha detto il sindaco di Roma, Ignazio Marino, riguardo allo sbaraccamento in blocco dell’orchestra e del coro dell’Opera di Roma, ma evidentemente esprime un atteggiamento di carattere generale. Matthew Renzi approverebbe senz’altro. E di sicuro anche la Boschi, per citare un altro gioiellino della collezione “Palazzo Chigi 2014-20??”, che infatti ha recentemente dichiarato/rivendicato a Ballarò di essere «di sinistra», spiegando che l’essenza della sinistra, oggi, consiste nell’«anticipare il futuro». Una definizione straordinaria. Che certo pone alcuni problemi inediti, tra cui la collocazione politica di Frate Indovino (nonché, più in generale, dei chiromanti), ma che rende tutto più facile. Alè, per dirla alla Giovanni Floris. Alè: niente più pesantezze ideologiche e vai con la squisita leggerezza del restyling permanente. Vuoi mettere le insopportabili lungaggini del Capitale di Marx con l’accattivante immediatezza dei tweet? Mille volte meglio, al posto della vetusta accoppiata falce-e-martello, la nitida attualità del singolo, ma onnicomprensivo e autenticamente universale, #.

E dunque (#innovation-che-figata) diamoci dentro coi licenziamenti di massa. Fuori dai piedi, i troppi-troppissimi lavoratori che continuano a godere di pretestuose tutele quali il posto fisso e l’ancor più intollerabile Articolo 18. D’altronde, come potrebbe confermare qualsiasi storico, anche se non di sinistra, questa fissazione dei diritti degli schiavi (oops: dei dipendenti) è un fenomeno apparso solo negli ultimi due secoli o giù di là. Per cui, a ben vedere, non corrisponde ad alcunché di così radicato nella natura umana da dover essere conservato a ogni costo.

Al contrario: dalle Piramidi in poi, innumerevoli meraviglie sono state create grazie a un utilizzo “pragmatico” delle risorse a disposizione. La parola chiave è flessibilità. E pazienza se a dover essere flessibili sono le schiene, per non andare oltre e addentrarsi, diciamo così, in tunnel oscuri e senza via d’uscita.

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