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Rinvia col vento

di Alessio Di Mauro

Sembra che più di qualcuno tra gli astanti e gli addetti ai lavori dell’ultimo Festival del Cinema di Venezia abbia sentito distintamente una battuta caustica di un misterioso personaggio che, riferendosi a Saverio Costanzo (il regista nato con la camicia, quella coi baffi naturalmente), si sarebbe lasciato scappare qualcosa del tipo: “questo qui sarà pure bravino, ma a Matteo Renzi ‘je spiccia casa’”. Espressione, quest’ultima, ad alto tasso di grevità che tuttavia – all’interno del perimetro dell’Urbe (ed è per questo che tutti i sospetti si sono concentrati sul povero Carlo Verdone) – ha il pregio di significare con grande immediatezza una condizione di manifesta inferiorità di valore. Insomma,“Hungry Hearts” avrà pure entusiasmato pubblico e critica incassando le due Coppe Volpi per i suoi protagonisti, ma secondo qualcuno sarebbe una pellicola incapace di reggere il confronto con il capolavoro assoluto messo finora in scena da Matteo “Butler” Renzi e dalla sua fascinosissima partner femminile Maria Elena “O’Hara” Boschi. Il capolavoro in questione è naturalmente il grande film delle riforme, un’opera struggente che sta facendo piangere da mesi milioni di italiani grazie alla monumentale interpretazione dei suoi protagonisti, tra i quali svetta la figura istrionica del Premier.

La trama ormai è di dominio pubblico: bugie, capricci, infingimenti, ma soprattutto tante false promesse appese a un futuro sempre più astratto e più lontano. Dinamiche tipiche degli amori sbagliati che si reggono su strategie tese a rimandare il più possibile quella che si rivelerà una grande delusione. “Ti giuro che cambio. Dammi solo cento giorni e vedrai che ‘cambio verso’”. Come funziona poi, lo sappiamo tutti benissimo. Quei cento giorni diventano sei mesi, ma della svolta nessuna traccia. “è colpa dei gufi, credimi. Ho bisogno ancora di un po’ di tempo”. Ora da cento siamo arrivati a quota mille, ma in fondo sappiamo benissimo che quando arriverà il momento non succederà assolutamente niente. Ci sarà soltanto un’altra scusa, altri temporeggiamenti. Perché gli amori disperati, quelli che nascono solo perché non hai altra scelta ed hai bisogno di aggrapparti al primo che passa, sono fatti così. Hai bisogno di crederci, sai perfettamente che non funzionerà eppure resti lì a logorarti sospeso in questo limbo fatto di menzogne e di rinvii continui. La formula magica del film di Renzi, “Rinvia col vento”, è tutta qui. In questo amore nato in cattività tra il voglioso Matteo e l’esausto elettorato del Paese, prima brutalizzato dalla sobrietà montiana e poi anestetizzato dalla flemma mortifera di Enrico Letta.

Una passione da 41% “estorta” con la promessa delle riforme e consolidata a colpi di hashtag, di tweet e di camicie bianche. In duecento giorni già passati Renzi non ha mantenuto neanche l’ombra di uno dei suoi impegni. La situazione del Paese non è mai stata così drammatica, con un debito record e la ricomparsa, dopo sessant’anni, dei fantasmi della deflazione. Ma lui, come Clark Gable, continua a far sognare. Con un gelato e ottanta euro è bravissimo ad alimentare l’illusione degli italiani che, malgrado le previsioni catastrofiche degli economisti, restano disperatamente attaccati a lui, confermandogli fiducia e gradimento. Poi, a completare l’opera, risollevando il morale collassato dello spettatore medio, ci sono le scollature profonde della Boschi e i close-up sulle forme botticelliane della Madia. Una regia e un cast da Oscar, altro che le due coppette consolatorie del duo Rohrwacher e Driver. Per questo siamo convinti anche noi che il prossimo anno un passaggio di Renzi sul red carpet della Laguna diventi improrogabile. E state tranquilli che stavolta non ci sarà nessun rinvio: al Premier tutto gli si può dire, ma di passerelle non ne ha mai saltata una!

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