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Un omo vitruviano per il 2015

di Federico Zamboni

Mannaggia e poi di nuovo mannaggia. Quelli di Expo 2015 continuano ad accumulare errori su errori, dai lavori in ritardo ai pagamenti… in anticipo, e ora sono incappati pure in questo: non hanno coinvolto in alcun modo le associazioni omosessuali. Il che ha fatto insorgere – come dargli torto? – il presidente dell’Arcigay, Flavio Romani.

Ospite di Klaus Davi, il combattivo F.R. (iniziali, naturalmente, del nome e del cognome, e di null’altro mai) si è lanciato in una requisitoria vibrante. Nella quale risuonano, al contempo, temi non soltanto politici e sociali, ma persino economici e finanche culturali.

Nell’ordine: uno, “L’Expo, a firma dell’iper-macho Maroni, si preannuncia come una fiera del virilismo e del pensiero unico leghista”.

Due: “non c’è stata nessuna apertura per presentare le nostre istanze, e non c’è nulla dedicato al mondo gay”. Tre: “Il giro d’affari del turismo gay è stimato in 50 miliardi nel mondo”. Quattro: ci vorrebbe la “creazione di un padiglione dedicato alla cultura gay italiana, da Leonardo fino a Marsilio Ficino, da Sandro Penna a Dario Bellezza, da Michelangelo ad Aldo Palazzeschi. Una cultura che deve tantissimo al genio lesbico, omosessuale e trans”.

Vabbè: passi il “genio omosessuale”, sia pure con beneficio d’inventario, ma di quello lesbico scarseggiano i precedenti e di quello trans, infine, si fa fatica a immaginare anche un singolo esempio. Quando e dove? Chi e come? In quale sconosciuta solitudine, così difficile da rivelare a chicchessia, o in quale cenacolo, pressoché clandestino, che anticipasse i fasti del Muccassassina?

Simmetricamente, del resto, suona alquanto esagerato pure il Maroni “iper-macho”, a meno che non basti essere normalmente etero per ritrovarsi catapultati ai vertici della categoria.

Agli aderenti e ai paladini del movimento LGBT sembrerà incredibile, ma si può non essere “gay friendly” senza sprofondare nell’omofobia. L’alternativa all’empatia non è l’odio irrefrenabile. È la pura e semplice estraneità.

A conferma di ciò, e nel tentativo di superare la diatriba, ecco pronta la nostra soluzione: piazzare all’ingresso dell’Expo una maxi riproduzione del celeberrimo Uomo vitruviano di Leonardo “Lilly” Da Vinci. Ritratto di spalle, però. E chi vuol capire capisca.

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