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Marxismo rivisitato

di Alessio Di Mauro

Dev’essere stato il caldo. Questo stramaledetto Flegetonte che ti soffia quaranta gradi addosso e ti impedisce di scrivere, di disegnare e persino di dormire. Sta di fatto che qualche settimana fa, al culmine della canicola redazionale, abbiamo avuto un’allucinazione collettiva a sfondo religioso degna di Fantozzi. Ve lo ricordate il ragionier Ugo quando in coppia con Filini – dopo giorni di naufragio, cotto dal sole bollente – vede materializzarsi sulle acque la figura malferma e sdentata di un posticcio Gesù Cristo che lo cazzia per non aver portato pani e pesci da dividere? Ecco più o meno una roba del genere. Solo che l’improbabile protagonista della nostra tremenda visione non era nostro Signore, ma il suo più autorevole rappresentante in terra: il Vescovo di Roma, come ama definirsi lui. Insomma Papa Francesco.
Ebbene, voi non ci crederete, ma l’attuale erede di Pietro ci appariva dentro i monitor dei nostri computer e negli schermi delle tv al plasma con in mano un crocifisso a forma nientemeno che di falce e martello. E con un medaglione al collo su cui campeggiava la medesima effige. Sì, proprio il simbolo del comunismo nel nome del quale milioni di cristiani sono stati trucidati in tutto il mondo (e da qualche parte ancora continuano ad esserlo). L’icona dei compagni, quelli che “se vedi un punto nero spara vista: o è un prete o è un fascista”.
In pratica sarebbe un po’ come dire di aver visto Superman sfoggiare compiaciuto un bel bracciale di kriptonite o il conte Vlad gustarsi avido un bel piatto di pici all’aglione.
Capite che razza di scherzi è capace di farti la calura? Noi tutti lì paralizzati a stropicciarci gli occhi e la faccia madida di sudore – ripetendoci che non poteva essere vero – e quelle immagini che impietosamente si moltiplicavano. Rimbalzavano da un portale a un altro, su tutti i Tg e i siti d’informazione. “Acqua, per la miseria! Bisogna sciacquarsi la faccia. Presto”. E invece niente. Anzi, i sintomi peggioravano, la situazione si aggravava e precipitava. Al punto che dopo qualche minuto, appesa al collo del Pontentefice, proprio sopra la collana con la falce e martello in versione crocifisso, spuntava addirittura una “chuspa”, il tradizionale contenitore andino per le foglie di Coca. Ancora ci viene da ridere nel raccontarlo, ma l’allucinazione a quel punto stava oggettivamente degenerando.
Vada (si fa per dire) per l’iconcina comunista, ma assistere impotenti al Papa che mastica foglie di coca, passando disinvoltamente dalla benidizione delle coppie di fatto a quelle delle coppie di “fatti”, era troppo anche per un manipolo di eretici scatenati come noi. Mancava solo che Evo Morales e Bergoglio iniziassero a rollarsi una canna – per poi passarla a tutto il codazzo delle rispettive delegazioni diplomatiche, tra le note in sottofondo di Bob Marley – e il quadretto sarebbe stato completo.
Presi dal panico, alcuni di noi si sono affrettati a spegnere televisori e tablet. Altri hanno iniziato a delirare in modo ormai del tutto incontrollato, immaginando il Papa che dalla finestrella dell’Angelus domenicale lancia ai pellegrini foglie di coca e tocchi di “fumo” come un Pannella d’antan, intonando a cappella Legalize it di Peter Tosh.
A chiudere le dichiarazioni per la stampa: “Se una persona di buona volontà sente il bisogno di farsi un corroborante giretto nei famosi paradisi artificiali, chi sono io per giudicare?”. Il Papa, Santità! Siete il Papa.
E se pure il Vaticano smette di essere l’ultimo baluardo contro la sottocultura dell’edonismo nichilistsa che va a braccetto con l’ideologia gender dell’individuo indifferenziato, allora sì che siamo davvero cotti. Altro che Flegetonte…

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