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Il mancato compromesso dell’ometto

di Egidio Bandini

Cari Candidolettori, pur se l’argomento, inevitabilmente, vi parrà pesante, il vostro ometto ha deciso di riflettere sul Sinodo straordinario convocato da Papa Francesco per parlare di famiglia all’interno della Chiesa cattolica.

Alla vigilia del cammino sinodale dei vescovi, tutti avrebbero giurato su un nuovo atteggiamento della Chiesa a proposito, non solo della “comunione ai divorziati”, ma anche e soprattutto sull’apertura alle coppie gay.

Per nostra buona sorte ci ha pensato il sindaco di Roma a sciogliere le riserve, registrando negli elenchi comunali 16 matrimoni gay in un colpo solo e provocando, così, le giuste reazioni non solo da parte della legge (Prefetto e Ministro degli Interni), ma anche da parte della Chiesa: definire regolari i matrimoni fra persone dello stesso sesso non è possibile, con buona pace dei Padri Sinodali progressisti che puntavano su un atteggiamento conciliante nei confronti di un problema che, ormai, sembra diventato prioritario anche nei confronti dell’Isis e di Ebola.

Almeno per i nostri governanti e i nostri notiziari TV, che si affannano nel mostrare il volto sorridente di Marino attorniato dai neo-sposi che salutano con evidente sollievo la regolarizzazione civile delle proprie unioni, alla faccia dei legislatori italiani. Ma, in soldoni, cosa è uscito dal Sinodo? Ecco il passaggio più significativo del documento votato a maggioranza dai vescovi: al punto 55 si parla de “L’attenzione pastorale verso le persone con orientamento omosessuale” e si legge che “Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogati su quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).”

Insomma, benché non risulti possibile assimilare i matrimoni gay e il disegno di Dio sulla famiglia, si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione nei confronti di uomini e donne gay.

Oltre che “magistra vitae”, la Chiesa si conferma “magistra di cerchiobottismo”, arte che vede come capiscuola i nostri più eminenti politici, anche loro propensi al compromesso: magari il matrimonio gay, non essendo consentito dalla legge, non lo approviamo, però rispettiamo gli omosessuali di ambo i sessi (non sarà, poi, una contraddizione in temrini?) e, quindi, faremo di tutto per adottare il modello tedesco dell’uomo a trazione posteriore e della donna a trazione anteriore. Siccome al vostro ometto i compromessi non piacciono, sarebbe bello evitare di chiamare con un nome diverso il matrimonio gay e, surrettiziamente, imporlo a dispetto delle legge e della tradizione cristiana (fondamento della “nostra” Europa, checché ne pensi Bruxelles!). Si tutelino i diritti di tutti, ma senza calpestare duemila anni di storia: di modi ce ne sono un’infinità, basta usare il buon senso, ammesso che ne sia rimasto. Altro discorso quello della comunione ai divorziati della quale, sinceramente, non si vede l’urgenza, se non per coloro che, avendo sciolto il vincolo del matrimonio, non vorrebbero rinunciare ad accostarsi ai sacramenti.

A questo proposito, i Padri sinodali appaiono più chiari: “Le persone divorziate ma non risposate, che spesso sono testimoni della fedeltà matrimoniale, vanno incoraggiate a trovare nell’Eucaristia il cibo che le sostenga nel loro stato.

La comunità locale e i Pastori devono accompagnare queste persone con sollecitudine, soprattutto quando vi sono figli o è grave la loro situazione di povertà.”

Per quanto riguarda, invece, i divorziati risposati, le cose si complicano un po’ di più, ma dietro intervento del Vescovo della Diocesi di residenza e dopo un cammino penitenziale, non è detto che sia impossibile anche per loro accostarsi all’Eucarestia “in alcune situazioni particolari ed a condizioni ben precise.” Morale, occorre che tutto cambi, perché tutto resti uguale: le riforme, tanto, basta annunciarle.

Non è che invece di Papa Francesco, il Sinodo l’ha convocato Renzi?

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