Direttore Alessio Di Mauro
Condirettore Egidio Bandini
Direttore Responsabile Luciano Lucarini

La retromarcia del rottamatore

di Alessio Di Mauro

Non sappiamo ancora se Tsipras si sia avveduto dell’accecante abbaglio cui è andato incontro quando, a poche ore dalla sua elezione, dichiarò che la propria azione di governo si sarebbe ispirata a quella del (sedicente) rottamatore italiano Matteo Renzi. “Insieme ‘cambieremo verso’ all’Europa”, riuscì a dire il neo-premier greco restando serio, mentre noi passavamo dall’incredulità alle fragorose risate.
Certo è che se il paventato asse Tsipras-Renzi dovesse cambiare verso all’Europa così come la rottamazione renziana sta cambiando verso all’Italia, la Merkel e i suoi compari della Troika potrebbero #staresereni. E stavolta non come Enrico Letta, ma per davvero.
Vorremmo, infatti, sommessamente far notare al nostro amico ellenico un piccolo particolare che a lui – evidentemente troppo affaccendato ad aggregare consensi presso l’elettorato greco – dev’essere completamente sfuggito.
Di cosa si tratta? Semplice: la “svolta buona” della sua musa politica Matteo Renzi, altro non è che un’inversione a “U”: in pratica, da quando il presunto rottamatore ha piazzato le terga sulla poltrona di Palazzo Chigi, il nostro Paese si è rimesso effettivamente in moto, ma solo per poi ingranare la retromarcia. Così, dopo nemmeno un anno di governo, l’avveniristica macchina del cambiamento, quella che avrebbe dovuto garantirci una riforma al mese, s’è rivelata una scarburatissima De Lorean che invece di andare avanti ci porta indietro nel tempo. Non ci credete? Benissimo: provate a sporgervi un po’ dal finestrino e vi renderete conto che fuori è tutto uno spaventoso déjà vu: inciuci governativi e fronde interne; franchi tiratori e maggioranze variabili; trasformismi clamorosi e politiche dei due forni degni del peggior doroteismo.
Altro che hashtag, tweet e rinnovamento. L’Italia di “Renzie” sembra ripiombata indietro di almeno una quarantina d’anni. All’epoca di Happy Days, del telegrafo e del manuale Cencelli. Più o meno tra i ’70 e gli ’80.
Con l’autoradio a cassette che passava Caterina Caselli e Giuni Russo, abbiamo ripercorso a ritroso tutte le scorciatoie democristiane più infime e tortuose. Luoghi che credevamo ormai definitivamente cancellati dalle mappe della politica italiana e della memoria. E invece eccoci di nuovo qui a rivivere tutto da capo come nel peggiore degli incubi. Con le stesse facce di allora. Con Sergio Mattarella al Quirinale e persino con Albano e Romina di nuovo assieme sul palco di Sanremo. Ora ci manca la Boschi in pelliccia di Annabella, mega spalline, capelli cotonati e siamo a posto. Pronti ad essere risucchiati da questo loop infernale. Rivedremo Fantastico, i telequiz di Mike e la sua famigerata Ruota (dove purtroppo tutto è cominciato). Tornerà Cutolo e la Nuova camorra organizzata (“Er cecato” e La Banda della Magliana pare che già siano tornati). Torneranno le pistole dei Casalesi e i ben più temibili pistolotti di Saviano. Torneranno pure Di Pietro e il pool di Mani Pulite. Le bustarelle invece no: quelle infatti non se ne sono mai andate. Successivamente sarà la volta dell’accordo tra Forza Italia e Lega. Ma ci dicono che Salvini e il Cav, con sprezzo del pericolo e del ridicolo, si stanno già portando avanti col lavoro. Infine, sembrerà assurdo, ma rivedremo persino la vecchia guardia del Pd. Anzi, ci fanno sapere che – grazie alla medianica operazione Mattarella – Renzi sarebbe già riuscito nell’impresa, arrivando a resuscitare nientemeno che Bersani. L’unico che il premier era riuscito a rottamare per davvero.
Noi, egregio ingegner Tsipras, avevamo il dovere di avvertirla. Ora, se anche lei, sotto l’abito da rivoluzionario nasconde un cuore vintage e smania dalla voglia di morire democristiano, s’accomodi pure. Ma si ricordi di portarsi dietro una Polaroid: il suo Renzi un bel selfie per suggellare il rinnovato gemellaggio non glielo nega di sicuro.

No Comments Yet.

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *