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“L’altra sponda” del liberismo

di Federico Zamboni

Quasi 80 anni, ma SuperSilvio (ovviamente Berlusconi: c’è da dirlo?) non smette di sorprendere. Nel 2001 ci furono i “mitici” slogan elettorali sui manifesti, anzi sui manifestoni, che recitavano di volta in volta “Un presidente operaio per cambiare l’Italia”, “Un presidente imprenditore per realizzare le grandi opere”, “Un imprenditore innovatore per ammodernare lo Stato” e “Un presidente amico per aiutare chi è rimasto indietro”.

Adesso, invece, incombe una variante davvero inattesa. Che non sarebbe del tutto illogico definire, visto l’ambito al quale si riferisce, un nuovo travestimento: “Un presidente gay”. In effetti Francesco Storace utilizzerebbe un altro termine, molto meno politically correct, ma com’è noto lui è un vecchio avanzo di sezione, missina, e quindi non va preso ad esempio.

I fatti li sapete, I suppose: il suddetto SuperSilvio ha ricevuto in quel di Arcore madame Luxuria (o forse mademoiselle: in attesa dei matrimoni omosessuali, e della Revisione del Galateo a cura della LGBT Academy, non si sa come regolarsi) e a quanto riferisce ella stessa la sintonia è stata pressoché totale. Entrambi – per non parlare della Pascale, né di Dudù – si sono ritrovati d’accordo: okay alle nozze gay, senza più bisogno di andare a celebrarle all’estero, e okay addirittura alle adozioni.

Unica eccezione, c’è da presumere, il caso di omosessuali comunisti. Su questo non è davvero pensabile che SuperSilvio abbia potuto cedere, e si deve perciò supporre che per costoro andranno fissate delle precise restrizioni: nozze consentite solo a patto che la neonata famigliola si trasferisca a Cuba, o in un’altra nazione dal medesimo orientamento (ideologico, mica sessuale), e adozioni escluse sempre e comunque, essendo palesemente inaccettabile che un bimbetto rischi di crescere senza una congrua, produttiva, proficua educazione liberale.

D’altronde, visto che tra le altre grandi novità legislative si profila anche quella di legalizzare la prostituzione, così da poterne tassare i cospicui proventi, la connessione balza all’occhio: nulla di male se l’adottato di oggi diventerà il gay di domani, e nulla di male nemmeno se deciderà di dedicarsi a un’attività ormai divenuta del tutto lecita come il meretricio, ma mica vorremo correre il rischio che da buon comunista lo/la dia via gratis? Giammai, liberisti carissimi. Giammai.

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