Direttore Alessio Di Mauro
Condirettore Egidio Bandini
Direttore Responsabile Luciano Lucarini

Integralismi religiosi: l’Europa porge l’altra guancia

di Alessio Di Mauro

“Je suis Charlie”, dice in questi giorni l’Occidente con gli occhi lucidi e la matita in mano.

“Mais aussi non” (traduzione letterale del più familiare “ma anche no”), aggiungiamo noi che

la matita in mano e gli occhi lucidi li portiamo da una vita. Occhi lucidi di rabbia per esserci

trovati troppe volte soli con le nostre vignette a dire che la libertà d’espressione va tutelata

tutta, non solo quella che risponde alle logiche del politically correct. Anche perché, molto

probabilmente, proprio per via di quelle logiche – così glamour presso i salotti buoni del

gauchismo radical chic – la nostra porzione di mondo s’è giocata a poco a poco la propria

identità. Per un peloso principio di tolleranza. Per una malintesa idea di solidarietà che ci ha

portato a discutere persino sull’opportunità di mantenere o meno il crocifisso nelle aule delle

nostre scuole. Ci siamo preoccupati di non urtare la sensibilità degli alunni di fede islamica

fregandocene alla grande di quella dei nostri figli. Abbiamo usato massima premura per le

tradizioni culturali e religiose altrui e totale incuria – ai limiti del disprezzo – per quelle dei

nostri ragazzi, condannati a un futuro d’incertezze. Costretti persino a rinunciare al concetto

primigenio di padre e madre – brutalmente declassati in anonimi genitori A e B – in delirante

ossequio a quel dogma del buonismo e del rispetto che però vale solo per noi e non per chi

arriva nel nostro Paese, magari a bordo di una carretta del mare.

Il risultato? Semplice: ci siamo smarriti. E siamo diventati estremamente vulnerabili. Il nostro

nemico lo sa bene e ci colpisce, oltre che coi kalashnikov, anche con un’arma più sottile e

molto più potente: quella del proselitismo. è per questo che non deve stupire se quelli che

oggi fanno una strage in redazione o sul metrò hanno il passaporto europeo in tasca. O se tra

coloro che ingrossano le fila dell’esercito di volontari dell’Isis ci sono ragazzi che partono dal

Vecchio Continente e persino dagli Stati Uniti: convertire un giovane che non ha più identità e

dargli una ragione per cui vivere e morire è notoriamente un gioco da ragazzi. Ma l’Occidente

di tutto questo se ne impippa. E anche stavolta non coglierà occasione per fare una doverosa

autocritica. Per mettere magari in discussione una buona volta il mito del multiculturalismo,

prendendo atto che esistono culture probabilmente incompatibili tra loro. Per smetterla con

l’ingerenza – interessata da ragioni economiche più che di solidarietà – negli affari dei Paesi

del Medioriente e rendersi conto che diventa sempre più grottesco l’intendimento di voler

esportare il nostro modello esistenziale – cioè quel che resta dei nostri valori e della nostra

libertà – presso popoli che a suon di bombe e a ritmo di mitraglia dimostrano regolarmente

di detestare tutto il pacchetto. Invece no. Non ci sarà nessuna autocritica. Nessuna marcia

indietro. Molto più semplice mettersi una matita in mano, schierarsi per una settimana

a fianco della satira e della libertà d’espressione e poi riprendere, come di consueto, a

stigmatizzare e possibilmente querelare tutti coloro che quella satira la fanno e quella libertà

la esercitano per provare a dissacrare il tempio del politicamente corretto.

No, ad “essere Charlie” non sono certo questi campioni d’ipocrisia, ma solo quei pochi – come

noi di Candido – che provano ad esserlo ogni giorno. Noi che Charlie in fondo non lo siamo mai

stati, perché prendercela coi simboli religiosi non ci è mai piaciuto granché. Ma che vorremmo

vivere in un Paese dove chi decide di farlo non rischia una denuncia dei benpensanti o, peggio

ancora, una mitragliata eslposa da nemici allevati e coccolati in casa.

No Comments Yet.

Leave a Reply

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *