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In Italia arriva la scabbia. E il governo “si gratta”

di Alessio Di Mauro

Dai e dai – a forza d’insistere con il buonismo e con la pelosa retorica dell’accoglienza – siamo arrivati a un passo dal tracollo: assediati dai migranti e in piena emergenza sanitaria. Ma in tutto ciò, quello che risulta più inquietante è l’atteggiamento del governo: nel cuore del nostro Paese tornano malattie come la scabbia, che sembravano consegnate alla storia, e a Palazzo Chigi cosa fanno? Si grattano. Peccato però che quello di Renzi e compagni (sarebbe meglio dire soci, ché i compagni veri sono stati tutti rottamati e quasi ci viene voglia di rimpiangerli) sia un solo un metaforico “grattarsi”. Altrimenti, trattandosi di scabbia, almeno per una volta l’esercito della Lepolda avrebbe optato per la cosa giusta.
Il bulletto di Pontassieve invece non si smentisce mai e continua a non imbroccarne una. Ma non nel senso che sbaglia a fare quello che fa. Bensì nel senso che proprio non vuole decidersi a fare. L’attività prevalente di Renzi e di tutta la sua squadra, infatti, è notoriamente l’ozio. Proprio quello cui si riferisce il “grattarsi” della metafora in questione. Il Paese è sull’orlo del baratro, pressato da una crisi economica senza precedenti, da una disoccupazione record e da una corruzione dilagante e Renzi invece di prendere provvedimenti urgenti è lì che continua a “grattarsi” e a cazzeggiare con smartphone, tablet e tweet come un bimbominkia qualsiasi. Da un anno non fa che mostrare slide, lanciare slogan in inglese maccheronico e rimandare le tanto strombazzate riforme istituzionali, ma a tutt’oggi non è riuscito a portare a casa uno straccio di risultato. Tranne un paio di leggi, come il famigerato Job acts e la macabra “Buona Scuola”, al cospetto delle quali siamo accarezzati dalla paradossale sensazione che tutto sommato l’ozio governativo non è poi così malaccio. Di sicuro fa meno danni. Se torniamo sul terreno dell’immigrazione – quello che in questa sede ci interessa – il fenomeno raggiunge dimensioni inquietanti. Lì, la pigrizia e l’immobilismo renziani toccano punte degne di Homer Simpson: mentre i francesi si mobilitano chiudendo le frontiere a Ventimiglia e tutto il resto d’Europa ci rispedisce in Italia i migranti che riescono a superare i nostri confini, a Palazzo Chigi ci si “gratta” che nemmeno in un ricovero di rognosi. E questo è un altro di quei casi in cui il “dolce far niente” del governo dev’essere considerato come il male minore. Perché, se siamo nella situazione in cui siamo, lo dobbiamo soprattutto all’atteggiamento della cosiddetta “sinistra-sinistra”, quella radicale e radical chic, che nei confronti del fenomeno dell’immigrazione non si è mai limitata al pur dannoso stand-by renziano, ma si è sempre spinta ben oltre: in una sorta di mobilitazione permanente a favore dell’accoglienza ad ogni costo, della presunta integrazione (che poi si traduce nella convivenza forzata e nelle guerre tra poveri delle periferie), della pelosa solidarietà dei centri di accoglienza (che magari nasconde vergognosi interessi affaristici come quelli delle coop del compagno Buzzi). “L’immigrazione è un’opportunità”, ci hanno ripetuto per decenni le false anime belle come la Boldrini. Un’opportunità da prendere al volo. Già, magari a 180 all’ora, come l’auto di quei rom piombata addosso a gente per bene che rientrava a casa dopo una giornata di lavoro.
Se oggi inebrianti opportunità del genere – come anche vedersi staccare un braccio a colpi di machete, piuttosto che godersi la scena di uno straniero che piscia, quando va bene, nel pieno centro delle nostre città – non sono più rarissime eventualità, ma esperienze comuni alla portata di tutti, lo dobbiamo in primo luogo a questi sensibili signori. Le responsabilità renziane, dunque, arrivano solo dopo. Anche loro se la prendono comoda come le fantomatiche riforme. Magari se ne riparla tra “mille giorni”, quando e semmai il mancato rottamatore avrà smesso di “grattarsi”.

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