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Il vero obiettivo del “Nazareno”

di Alessio Di Mauro

Adesso è tutto chiaro. Dopo mesi di congetture sul mistero che aleggiava attorno al patto del Nazareno è finalmente emerso il contenuto inconfessabile di quell’accordo segreto tra Matteo Renzi e il Cav affetti entrambi da una forma particolarmente acuta di cesarismo incipiente – patologia che provoca violente reazioni allergiche a qualsiasi forma di collegialità o processo decisionale che non sia fondato sulla volontà esclusiva del soggetto che ne soffre – i due leader non avevano fatto altro, durante quell’incontro nella sede del Pd, che pianificare una diabolica strategia comune per liberarsi dei rispettivi compagni di partito.
Vuoi mettere poter decidere da soli le sorti del Paese – dall’alto di una torre eburnea piena zeppa di olgettine briffate dalla Boschi e dalla Minetti – rispetto all’agghiacciante prospettiva di doversi sottopporre a pallosissimi conciliaboli con gente come Bersani o Brunetta? Diciamocelo serenamente: il paragone non è nemmeno proponibile. Ovvio quindi che due uomini del “fare” come Silvio e Matteo, si siano attivati per raggiungere al più presto l’obiettivo. Per la verità, con la famosa storia della Rottamazione, Renzi aveva già fatto dei tentativi in proprio. E dopo il K.O. di D’Alema e della Bindi la cosa sembrava iniziare a produrre anche i primi confortanti risultati. Poi però il royal baby di Pontassieve deve aver capito che tale strategia avrebbe presto attirato pesanti accuse di scarsa sensibilità democratica con derive totalitarie. Da qui il colpo di genio messo a punto nelle segrete stanze del Nazareno: un sistema discreto, e al contempo ancora più funzionale, grazie al quale Matteo e il suo mentore di Arcore avrebbero potuto agevolmente liberarsi di tutti gli alleati senza dare nell’occhio. Come? Semplice: facendoli diventare matti. Portandoli a un livello di confusione psichica tale da mettersi fuorigioco da soli.Tutti i dettagli di questa raffinata strategia sono stati opportunamente studiati in quel famigerato incontro di diversi mesi fa. Altro che Italicum e riforme. Per tutto il tempo Silvio e Matteo si sono concentrati sul sitema migliore per mandare ai pazzi le minoranze dei rispettivi schieramenti: “Ai più comunisti dei nostri – sghignazzava Renzi – potrei dire subito che faremo una riforma per smantellare tutte le tutele dei lavoratori. E loro saranno costretti a votarla altrimenti elezioni anticipate e tutti a casa! Sai che botta? Poi se non basta mi metto pure a litigare con il sindacato e faccio manganellare Landini dalla polizia”. “Ottimo”, rispondeva il Cav. “Io invece potrei aprire, a sorpresa, alle coppie di fatto. Alla faccia di Gasparri e di tutta la componente cattolica del partito! Roba da attacco di panico immediato. Anzi sai che faccio? Invito direttamente a cena Vladimir Luxuria”.
La storia recente dimostra che il piano è andato avanti esattamente come previsto, tra vistosi segnali d’insofferenza generalizzata all’interno del Pd e di Forza Italia, fino alla prima settimana di Marzo quando gli effetti del Nazareno hanno iniziato ad avere un’impennata clamorosa. Con il voto sulla riforma costituzionale, infatti, Renzi e il Cav hanno dato il meglio, portando i propri deputati a un passo dal centro d’igiene mentale: Il primo ha costretto la minoranza del suo partito a votare (senza più nemmeno l’alibi del Nazareno, ufficialmente dato per archiviato) una riforma che di fatto è un presidenzialismo mascherato, ossia una specie di insulto alla storia del Pd; il secondo, al contrario, ha preteso dai suoi lo sputtanamento totale facendoli votare contro la riforma dopo averli obbligati a difenderla pubblicamente per mesi. La scena, kafkiana, aveva del macabro: decine e decine di automi rassegnati a fare il contrario di quello che pensano con occhio pallato e salivazione azzerata. Chiamate le ambulanze: la legislatura è ancora lunga e il patto segreto prevede espressamente che vadano a sostituire le auto blu.

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