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Il Circo Massimo

di Alessio Di Mauro

Se da qualche anno il tasso di comicità contenuto nel dibattito politico ha toccato livelli vertiginosi è tutto merito di Pippo Baudo. Non c’è dubbio, infatti, che lo sconfinamento definitivo delle cronache del Palazzo nel puro cabaret abbia coinciso con la discesa in campo politico di un giullare professionista del calibro di Beppe Grillo, grande mattatore scoperto una trentina d’anni fa, proprio dal nostro “Pippone” nazionale.

Era la fine degli anni Settanta e Grillo, già allora, faceva ridere parecchio. Il canovaccio era quello tipico di ogni buon satirico che si rispetti: ironia acre nei confronti del potere e ricerca della verità attraverso il paradosso. Per noi che in quegli anni, pur essendo ancora ragazzini, già covavamo il fuoco sacro della battuta dissacratoria, c’era da impazzire davanti alle intemerate di Beppe a Fantastico. Eppoi Te la do io l’America, il Grillometro e soprattutto quella leggendaria stilettata sui socialisti ladri che ci fece godere quasi più della tripletta azzurra alla finale di Spagna 82. Insuperabile, o almeno così credevamo. Allora non si poteva certo immaginare che il bello sarebbe arrivato molto dopo. Segnatamente nel 2007, quando con un colpo di puro genio Grillo riuscì a rottamare tutti i codici della comicità reinventandoli e sorprendendo il Paese intero, ma soprattutto facendolo piegare in due dalle risate. E non per la manciata di minuti che scandiscono lo spazio di uno scketch, bensì permanentemente. Ogni giorno. H24. Senza limitarsi a pronunciare battute e barzellette, ma incarnandole fino a farsene testimonial vivente con l’obiettivo ultimo di portare al potere. Dal primo VDay fino alla recente manifestazione nazionale al Circo Massimo, è stata un’impennata continua. Sempre al di là dei limiti del paradosso, nel territorio esilarante della spudorata incoerenza e della moralizzazione senza morale. La spalla perfetta per questo genere di gag circensi, tutte imperniate sulla contraddizione, non poteva che essere Casaleggio: a parte il look appropriatissimo al ruolo, il guru meneghino (già dotato di parruccone naturale d’ordinanza da perfetto clown a 5stelle) è l’espressione diretta di quelle lobbies finanziarie multinazionali – corresponsabili della crisi – che dovrebbero essere nemiche giurate del grillismo: il socio più importante della Casaleggio Associati è un tale Enrico Sasoon, board member dell’Aspen Istitute Italia che a sua volta è pappa e ciccia con il famigerato Gruppo Bilderberg. Tanta roba. Un repertorio intero di controsensi tutti da ridere: si va dalle promesse di dimissioni non mantenute – in perfetto old Dc style – all’ostentata vocazione anti global, che sarebbe sacrosanta se solo non facesse a cazzotti con il sentimento di autentica venerazione della virtualità e della rete. Due fattori, questi ultimi, che della globalizzazione sono stati decisamente propulsivi. Sfidiamo chiunque, infine, a trovare qualcosa di più divertente che gustarsi le infervorate pentastellute a favore della decrescita felice e degli antichi mestieri, eppoi beccare Grillo che si eccita a Porta a Porta per le presunte proprietà rivoluzionarie di una stampante in 3d o Casaleggio che bazzica i circoli dell’Ambrosetti Group, come un Mario Monti qualsiasi. Si potrebbe continuare parlando delle automobili ecologiche che cozzano miseramente contro il paraurti in tinta della Ferrari del capo e di molto altro ancora, ma per ragioni di spazio dobbiamo fermarci qui. Chiudiamo con una tirata d’orecchie al sindaco Marino che non voleva concedere il celebre sito archeologico dell’urbe per la manifestazione dei pagliacci in questione: ebbene, a Roma non c’era spazio più pertinente di quello! Anzi, ci sorprende che Grillo non abbia riattualizzato all’uopo una celebre espressione del suo indimenticato talent scout: «il “circo” massimo… “l’ho inventato io!”»

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