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Le Chiapas del subcomandante Nichi

di Francesco Borgonovo

C’è uno “spettro” che si aggira per l’Italia. è quello di Nichi Vendola, con tanto di sibilanti e orecchino. L’unico uomo capace di guidare un partito di cui non riesce a pronunciare correttamente il nome (Sel, che diventa irrimediabilmente Fel). E questo, politicamente, è il suo unico merito. Per il resto, lo ringraziamo sentitamente di aver contribuito a cancellare le poche e squallide macerie di estrema sinistra che ancora resistevano nel Parlamento italico. Nel giro di una settimana è riuscito a farsi mollare dal suo capogruppo alla Camera Gennaro Migliore e da circa una decina di deputati. Chi glieli ha portati via? Matteo Renzi. Che è un po’ come se, anni fa, alcuni deputati avessero lasciato Di Pietro per passare con Berlusconi (ah, è accaduto? Davvero? Beh, si sarà sicuramente trattato di statisti di vaglia…).

Adesso il povero Nichi si trova così, spaesato, con un partito in frantumi e i sogni di gloria precipitati nella polvere. Costretto a porsi il quesito che già tormentava il suo caro Lenin: Che fare? Le possibilità sono molteplici. Tanto per cominciare, potrebbe dedicarsi alla pastorizia. Laddove gli uomini l’abbandonano, potrebbero seguirlo gli ovini. Altrimenti, potrebbe fondare un nuovo partito, di cui diventerebbe segretario e unico iscritto, così che nessuno possa più contraddirlo. Morta Sel, nascerebbe Selfie. Slogan: Meglio Foli.

Infine c’è l’ultima, ma più affascinante possibilità. Schifato dalla politica di palazzo, provato dalle inchieste che lo vedono coinvolto – tipo quella sull’Ilva – Nichi potrebbe imbracciare le armi e dedicarsi alla guerriglia per trasformare la Puglia in una novella Cuba. Pensateci: il Subcomandante Vendola. Come il fu Subcomandante Marcos. Solo che quest’ultimo combatteva per il Chiapas. Nichi dovrebbe combattere per mantenere le proprie chiappe incollate a una poltrona.

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