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Brutta ciao! Riecco “l’Unità”

di Federico Zamboni

Un caso di omonimia, in pratica. Il nome è lo stesso, tutto il resto no. Tipo certe linee di discendenza: l’ultimo rampollo si chiama tale e quale all’Avo Glorioso, ma in realtà non è mica lui. Per niente.
Fate conto un tizio che si presenti, orgogliosamente, come il signor Robin Hood, ma che in effetti lavori al soldo (oops: nello staff) dello Sceriffo di Nottingham. Nulla di strano, se vi prudono le… frecce. Fuor di metafora, stiamo parlando del ritorno dell’Unità. Il giornale “fondato da Antonio Gramsci” che dopo aver chiuso l’anno scorso (il primo d’agosto, ma non per ferie) ha ripreso le pubblicazioni il 30 giugno, non senza un meditato restyling della testata: l’apostrofo si è colorato di verde e la scritta l’Unità ha perduto la tinta vermiglia del tempo che fu, per adottare un neutro e rassicurante bianco, seppur su sfondo rosso. La campagna promozionale, a sua volta, sottolinea che trattasi di un quotidiano “per tutti”. Ci mancherebbe: l’originale del 1924 si autodefiniva “degli operai e dei contadini”, ma oggi non si vuole escludere nessuno. Accanto agli operai, gli operatori (di Borsa). Al fianco dei contadini, a trovarli, i contabili (dell’High Management, si capisce). E poi tutti gli altri, purché docili e omologati: gli occupati e i disoccupati, i colti e gli incolti, i ricchi e i poveri. I neoassunti, a tutele crescenti, e gli esodati, a tutele fottute.
Yes, darling: qualsiasi lettore va bene, per l’Unità; e qualsiasi elettore va ancora meglio, per il Pd. Ovvero per il suo padroncino, Matthew Renzi. Che in effetti è parecchio presente, sulle pagine del risorto quotidiano, ma a buon diritto. Il Rottamatore si è trasformato in Resuscitatore e i dipendenti beneficiati dal miracolo non possono che essergliene grati. Tra un titolo e una foto – o piuttosto tra un titolone e una fotona – l’instancabile presidente del Consiglio campeggia un po’ dappertutto. Ma solo, evidentemente, perché molto fa e moltissimo dichiara. La redazione, sagace qual è, lo segue con la dovuta assiduità e ne dà puntuale riscontro. Per una provvidenziale coincidenza, d’altronde, tra le firme che si prodigano nell’incessante Renziade c’è pure quella di Flaminia Fedele…
Resta anonimo, invece, l’estensore della rubrica “Scintille”. Che il 7 luglio, nel pieno degli attacchi al governo da parte dei docenti inviperiti contro la sedicente “Buona Scuola”, se ne è uscito così: «Civati contestato dai docenti davanti a Montecitorio. Uscire dal Pd non è servito a niente». Lucido e obiettivo, proprio come il premier.

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