Gianfranco de Turris

Quando si parla di cultura di destra in Italia è impossibile non pensare a Gianfranco de Turris. Il saggista, scrittore e giornalista romano – presidente, tra le altre cose, della Fondazione Julius Evola – va considerato come un punto di riferimento all’interno di quell’affascinante mondo del pensiero “non-conformista”, per usare una definizione cara allo stesso De Turris.

A proposito, Gianfranco, ma oggi si può parlare ancora di una cultura “non conformista”, oppure a destra restano solo le macerie del berlusconismo?

Direi piuttosto le macerie del  finismo… Sì, è il caso di distinguere  subito fra politica e cultura. Mentre la politica non-conformista o di destra non esiste praticamente più, penso che esista ancora una cultura non-conformista che si esprime non soltanto sui pochi giornali e riviste che esistono, ma ormai soprattutto nella Rete. Non esagererei però sulle colpe del berlusconismo. Il Cav ha fatto il proprio dovere. Fini non l’ha fatto dopo aver avuto l’inaspettata e immeritata  fortuna di essere “sdoganato” dopo 50 anni.

Ecco, parlando di Fini hai introdotto la domanda successiva. Quali sono precisamente le responsabilità dell’ex leader di An? Non è che, per usare una metafora tolkieniana, il problema sia stato un clamoroso cedimento generale alla tentazione dell’Anello del potere? 

Se la destra politica e in parte culturale è finita così è soltanto colpa sua. Il MSI e poi AN potevano essere l’anima “culturale” della coalizione di centrodestra ma hanno gettato a mare tutto dopo il 1995 senza sostituirlo con nulla, probabilmente proprio per non aver resistito alle lusinghe dell’Anello del Potere, come dici tu. E così dopo vent’anni non si nota alcuna  traccia culturale e politica del passaggio del centrodestra, e di AN in particolare, a livello nazionale e locale. Ma le responsabilità non sono soltanto dell’arrivismo e del cinismo di Fini, anche questo è un alibi, ma di tutta la classe dirigente del MSI-AN che lo ha sempre assecondato con poche eccezioni e seguito come un gregge dal 1995 ad oggi senza mai dire di no.

I conti col fascismo e col postfascismo del Msi potevano essere chiusi in un altro modo?

A differenza di quando avvenne  il cambiamento di nome del PCI, il congresso di Fiuggi del 1995 non fu preceduto da alcun serio e approfondito dibattito. Non si discusse quasi di nulla. Il rapporto col fascismo rimase irrisolto e ambiguo. Non si cercò una sintesi tra vecchio e nuovo. Come ho scritto più volte, si sono bruciati i vascelli alle spalle e basta. Evidentemente  per il clima di allora, quando ci si doveva confrontare con i “salotti buoni” e i “poteri forti”, sarebbe stato pericoloso ammettere che il fascismo aveva avuto degli aspetti positivi.Tanto è vero che poco dopo divenne il Male Assoluto. E che vuoi salvare dal Male Assoluto? Ma se ancora oggi è impossibile intitolare una strada a Gentile o Evola e si vogliono abbattere, dopo 70 anni, i “simboli del regime”! Ma, a parte certe realizzazioni, l’orgoglio del nostro passato, e quindi di essere italiani, il senso della comunità e della dignità, il valore della gerarchia, dell’autorità, dell’onore e della parola data, dell’appartenenza, sono valori “fascisti” da rinnegare? Come tutte le creazioni culturali e i grandi noi “fascisti”? E il superamento della guerra civile, lasciato cadere? Siamo seri e non nascondiamoci dietro un dito!

Veniamo al presente. Renzi, sotto sotto, è di Destra?

Renzi è in fondo un Berlusconi giovane, toscano, più simpatico e un po’ bullo, un po’ Fonzie. Come il Cavaliere è di fondo un centrista, che ha intercettato l’anima moderata e conservatrice della gente comune. Soltanto che Renzi è un gran chiacchierone, un parolaio, una faccia di bronzo, e finora non ha combinato nulla di positivo, come si vede dei fatti, dal pessimo e pericoloso clima generale del Paese e dalla constatazione che l’Italia è adesso il fanalino di coda dell’Europa. Ad un certo momento Renzi dovrà presentare i conti alla nazione che governa dopo aver defenestrato il povero Letta, quello delle “palle d’acciaio”, con una congiura di palazzo nel PD. Vedremo allora che succederà al pifferaio magico.

 

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